"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

venerdì 17 giugno 2016

La porta di Magda Szabò

 Ci incontreremo
MERCOLEDI 22 GIUGNO
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro
  La porta di Magda Szabò
Einaudi
Trama (da IBS): Due donne che tutto separa, due vite diverse che si scontrano. Magda Szabò descrive la strana relazione che per vent'anni è intercorsa tra lei e la sua donna di servizio. Una donna ruvida, senza età, con i suoi principi e bizzarrie, riservata, e con dei segreti nascosti gelosamente dietro la "porta" eternamente chiusa. Se tra il marito di Magda e la donna c'è subito simpatia, viceversa tra le due donne la relazione è imprevedibile, fatta di litigi, riconciliazioni, di non detto. Poco a poco il loro rapporto si distende, Emerence si vota alla narratrice, il loro legame diventa esclusivo, esigente... 

Proprio su quella porta che dà il titolo al romanzo, sull'impossibilità di aprirla e varcarla e, insomma, di soccorrere la persona malata che non vuole essere soccorsa, si apre e si chiude circolarmente il romanzo di Magda Szabó. Un sogno ricorrente della protagonista, un inutile sogno perché non si può più mutare l'irrimediabile che è accaduto, la morte di quella persona, ma anche la violazione del suo mondo tenuto al riparo dalla violenza della vita, insieme ai tanti gatti raccolti dalla strada.
Qualcosa di trasognato ha anche la prosa con cui Magda Szabó, nata in Ungheria nel 1917, sdoganata in Occidente da Hermann Hesse, a detta di molti la più grande scrittrice ungherese contemporanea, costruisce il suo racconto intorno alla figura di Emerenc Szeredás, la donna delle pulizie con la quale intesse un rapporto all'apparenza scorbutico, ma di profondo affetto. L'autrice, va avanti e indietro nel tempo, ricomponendo le tessere del mosaico della vita misteriosa di Emerenc, ma, anche, tirando le fila della storia del proprio paese dagli anni sessanta. È il tempo del regime sostenuto dai sovietici al quale Szabó non ha mai aderito, ma lo sguardo arretra anche alla realtà della guerra, del nazismo e della persecuzione degli ebrei, fino all'infanzia di Emerenc. Gli anni della dittatura emergono però in filigrana, e la sola opposizione è quella anarcoide della domestica che negativamente bolla come intellettuali tutti coloro che non fanno un lavoro manuale, dai vecchi signori di una volta ai nuovi plutocrati socialisti, passando dai suoi stessi datori di lavoro: la scrittrice e il marito. "Agli occhi di Emerenc erano sospetti tutti i fogli di carta, tutte le scrivanie, tutte le brochure, tutti i libri, non conosceva Marx e non leggeva niente, nemmeno i giornali, credo che avesse provato a disprezzare anche noi, considerandoci irrimediabilmente pelandroni, ma una volta varcata la soglia di casa nostra, sentendo dentro di sé qualcosa che attenuava l'istintiva antipatia, prima rimase scossa, poi, evidentemente si convinse che la macchina da scrivere sulla quale battevamo i tasti era uno strumento di lavoro, e qualcosa di rispettabile c'era anche nel nostro modo di guadagnarci il pane".
Quest'altra porta che sembra dividere i due mondi lascia aperto uno spiraglio e la possibilità di uno scambio intenso fra le due donne. "Mentre gli anni passavano, il nostro legame si cementò. Emerenc era parte di noi, naturalmente entro i limiti che fissava lei". A cominciare dal contratto di lavoro, dagli orari e dalle modalità: è la donna di servizio a dare disposizioni e a dettare condizioni; un nonnulla può irritarla e farla scomparire per giorni. Ma anche si affeziona, alla famiglia e al suo cane. E col suo fazzoletto in testa, Emerenc lavora forsennatamente e soccorre con gli immancabili "piatti dell'amicizia" chiunque abbia bisogno, diventando una vera personalità di quel quartiere di Budapest. Ammalatasi, mentre la scrittrice sta diventando una celebrità, Emerenc morirà tra gli escrementi suoi e dei suoi animali. È la fine di un microcosmo del quale non rimane nulla, come dei mobili preziosi raccolti in casa, celati dietro un'altra porta ancora, e che, alla luce per la prima volta, finiscono in polvere: "Intorno a me, all'improvviso, tutto si trasformò in un'allucinazione kafkiana, in una scena da film dell'orrore. La consolle crollò, ma la cosa non accadde con brutale velocità. Iniziò a sfaldarsi lentamente, con grazia, finché si dissolse in un cumulo di segatura dorata, le figurine di porcellana e l'orologio caddero a terra, il tavolo, la cornice dello specchio, il cassetto, le gambe, tutto semplicemente nel nulla, ogni cosa finì in polvere". Così come avviene anche della società ungherese. Ma al suo funerale Emerenc compie - a dispetto delle sue parole blasfeme sulla fede - l'ennesimo miracolo, perché lì si raccolgono il medico protestante, il tintore ebreo, il professore cattolico in una sorta di "requiem ecumenico".
Non tutti gli sforzi sono stati "vani", se ora Szabó ci restituisce in questo romanzo il mondo di Emerenc, il mistero della sua casa e quindi della sua vita tribolata della quale, solo a lei, era stata data la chiave. Un libro - La porta - che da noi è solo la punta di un iceberg: Szabó, oggi ottantottenne, ha scritto infatti una quarantina di romanzi, oltre a teatro, saggi, sceneggiature, molte cose consegnate al cassetto al tempo del regime. In Italia negli anni sessanta è uscito per Feltrinelli L'altra Ester con copertina di Bruno Munari e ora, nelle edizioni Anfora, è disponibile un libro per ragazzi.

mercoledì 18 maggio 2016

Longbourn House di Jo Baker

 

 Ci  siamo incontrati
MERCOLEDI 18 MAGGIO
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro
  Longbourn House di Jo Baker
Einaudi




Trama: Sarah è a servizio a Longbourn House da quando era bambina, ma non si è ancora rassegnata a certi compiti ingrati quali lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di mandare avanti la casa d'altri come Mrs Hill, la governante, fa da sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e dorme nel solaio della stalla: li, su una mensola, ha dei libri e, sotto il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. È un mondo intero quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di "Orgoglio e pregiudizio", "Longbourn House" ricostruisce con tono brioso la vita della servitù nell'Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo. All'interno di questo affresco storico, che oltre alla campagna dell'Hertfordshire include la Spagna sconvolta dalle guerre napoleoniche e i porti commerciali sull'altra sponda dell'Atlantico, Jo Baker dona pensieri ed emozioni autentici alle ombre che nel celebre romanzo di Jane Austen si limitavano a passare sullo sfondo rapide e silenziose.

mercoledì 13 aprile 2016

Treno di notte per Lisbona di Pascal Mercier

Treno di notte per LisbonaCi siamo incontrati
MERCOLEDI' 13 APRILE
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro

  Treno di notte per  Lisbona
 di Pascal Mercier
Mondadori edizioni


Trama: Voleva davvero buttarsi giù dal ponte la donna trattenuta una mattina da Raimund Gregorius, insegnante svizzero di latino, greco ed ebraico? Gregorius non sa nulla della donna se non che era portoghese. La mattina dopo, complice la scoperta in una libreria antiquaria del libro di un enigmatico scrittore lusitano, l'altrimenti prevedibilissimo professore prende un treno diretto a Lisbona, dove spera di rtintracciare l'autore. Da questo momento decolla una vicenda che costringerà Gregorius a confrontarsi con le contraddizioni degli affetti e gli orrori della Storia in un modo che mai avrebbe potuto immaginare nella sua rassicurante Berna.

venerdì 29 gennaio 2016

Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams

Ci siamo incontrati
Mercoledì 24 febbraio 2016
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de

Guida galattica per gli autostoppisti
 di Douglas Adams
Mondadori edizioni




Trama: Arthur Dent, scopre che alcune ruspe gialle (che ha appena notato nel suo giardino) stanno per demolirgli la casa in cui abita per fare spazio a una nuova superstrada. Dopo poche ore gli abitanti della Terra scopriranno che il loro pianeta sta per avere lo stesso destino, ma a cura di una flotta di astronavi gialle che appaiono improvvisamente nel cielo. Arthur viene salvato da un suo vecchio amico, Ford Prefect, che si rivela essere un alieno originario della stella Betelgeuse e che lo trascina con sé, chiedendo un passaggio ad una delle astronavi demolitrici. Arthur scoprirà così un universo sconosciuto, nel senso letterale del termine, in cui la sua unica bussola sarà la Guida Galattica per gli Autostoppisti.

mercoledì 20 gennaio 2016

Il libro delle illusioni di Paul Auster


Citazione: "Se voglio salvarmi la vita, devo arrivare ad un passo dal distruggerla"

Trama: Professore universitario e critico di prestigio, David Zimmer trascorre le sue giornate in uno stato di semicoscienza alcolica davanti alla tv da quando ha perso moglie e figli in un incidente aereo. Ma una sera un vecchio film comico del cinema muto lo scuote dal torpore: il regista del film, Hector Mann, è scomparso nel 1929 all'apice della sua carriera. Affascinato, Zimmer decide di ricostruire la vicenda e, dopo accurate documentazioni, pubblica un libro sull'argomento. Ma, a un anno dalla pubblicazione, una lettera spedita da una cittadina del New Mexico arriva a confondere tutte le sue conclusioni: è firmata dalla moglie di Mann e dice che il regista sarebbe lieto di incontrare il suo biografo

Recensione da IBS:  Che fine ha fatto Hector Mann? Protagonista di una breve e folgorante carriera nella Hollywood degli anni Venti, l'attore è scomparso nel nulla. Le sue comiche mute fanno ormai parte della storia del cinema, accanto a quelle di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Harold Lloyd. Ma cosa lo ha spinto, o costretto, a fuggire da un brillante futuro in un giorno di gennaio del 1929?Quando David Zimmer vede per la prima volta un film di Hector Mann, ritrova il sorriso che aveva perduto da molti mesi. Sua moglie e i suoi due figli sono morti in un incidente aereo e lui è schiacciato dal dolore. Scrivere un libro sul geniale comico scomparso diventa un modo per sopravvivere.
Ma, alla pubblicazione del saggio, Zimmer riceve una lettera da Terra del Sueño, New Mexico, e qualche tempo dopo una donna misteriosa viene a stanarlo dalla sua solitudine, raccontandogli l'incredibile storia della vita di Hector Mann. Intrecci sentimentali, omicidi, fughe e vagabondaggi, e infine un progetto grandioso e folle: una sfida al nulla messa in scena nello scarno paesaggio del deserto americano, e destinata a cancellarsi da sola.
In un gioco drammatico di echi e rispecchiamenti, Zimmer svela la vita segreta di Mann e Mann, indirettamente, gli restituisce la voglia di vivere e di amare. Qui Paul Auster tocca il cuore dell'esperienza artistica, la sua fragilità e la sua forza: perché e per chi esiste un'opera d'arte. Ovvero, come l'arte può dare, e togliere, la vita.


Il confronto:

Ornella: il libro è complesso ma ben costruito, anche se spesso inaspettatamente il racconto cambia direzione. E' affascinante potere, come il protagonista, cambiare posto nel mondo, non aver nessun legame e ricominciare una nuova vita. Gli anni del cinema muto, descritti nel libro, sono comunque appassionanti.

Maddalena: la prima e ultima parte mi sono piaciute. A metà l'ho trovato un po' noioso.

Roberta : Mi è piaciuto molto. Tratta della vita e di tutti i suoi aspetti: l'amore, la fantasia, l'arte, l'amicizia. Le descrizioni ti danno la sensazione di essere al cinema: è uno specchio di immagini dove tutte le storie si intrecciano. Sono molto invidiosa di chi ha uno spirito creativo e lascia in ricordo ai posteri qualcosa di se. La conclusione mi ha fatto riflettere molto su cosa voglio io domani.

Luciano: Hector è un grande attore ed è in grado di adeguarsi alla vita. E' un essere camaleontico. Con Brigid che, essendo innamorato di Sylvia Meers , ha abbandonato senza molte preoccupazioni, si è comportato molto male, ma in seguito, dopo la morte di lei, ha tentato di riscattarsi con la sorella Nora, aiutandola nel negozio del padre e standole vicino.
Mi ha colpito il momento in cui David, il protagonista, guardando una scenetta del film di Hector sorride e dimentica per un momento la sua disgrazia. In quegli istanti avverte una scossa, rinasce e si da ancora una possibilità di vita. Anche con Alma sente di avere un'occasione per ricominciare.
Alma è una figura interessante anche per la caratteristica voglia in viso, che potrebbe rappresentare metaforicamente uno sdoppiamento di personalità. E' una figlia di artisti, nata e cresciuta nel microcosmo del ranch di Hector e Frieda in New Messico. Ha respirato l'atmosfera del cinema muto e per Hector è quasi una figlia. Per questo le concede di scrivere la sua biografia e di mettersi alla ricerca di David.  Nella pellicola che, dopo la morte di Hector, Alma riesce a visionare con David, prima della definitiva distruzione, rivede la madre da giovane, che recitava nel cinema muto, ma non sembra disperarsi per l'imminente perdita di tutte quelle opere. Gli attori di questi film dovevano avere qualcosa in più di quelli dei giorni nostri: la facilità e l'intensità espressiva.
Tutti i personaggi del romanzo in un modo o nell'altro sono alla ricerca di se stessi: a volte si rinnegano, si trasformano poi si ritrovano ancora: è l'illusione del mondo.
In alcuni momenti ti chiedi se la storia stessa non sia un'illusione. Zimmer scopre a proprie spese che l'arte può dare e togliere la vita.

Gabriella: Hector tocca il fondo di se stesso nel momento i cui accetta per soldi di  fare l'attore pornografico insieme alla prostituta conosciuta per caso. Ma in ogni sua vita, delle molteplici che ha vissuto, si trova poi a fare i conti con la morte e con una nuova rinascita.

Maura: Il libro è pervaso dal senso di colpa. Hector è stato costretto dalle circostanze a cambiare vita più volte. Frieda, l'ultima sua donna, aveva costruito intorno ad Hector ed al suo segreto tutta la propria vita. Per una questione di coerenza lei lo preferiva ignorato dal mondo piuttosto che si scoprisse la sua colpa: la sua complicità nella sottrazione del cadavere Brigid, uccisa, pur senza premeditazione, dalla sua innamorata e sposa desiderata Sylvia Meers.
E' un bel libro ma mi aspettavo qualcosa di diverso avendo letto Trilogia di N.Y.

Cristina: tutto il romanzo è una riflessione sul senso della vita e della morte. Paul Auster ha scritto questo libro in concomitanza con la morte del padre e la separazione dalla prima moglie. Pertanto l'esplorazione di queste tematiche è stata quasi una necessità, per capire se stesso, le proprie radici e la propria vita.
Tali necessità lo accomunano a David Zimmer, a Hector Mann e a Chateaubruiant, che hanno voluto parlare delle proprie vicende solo dopo morti. L'intenzione non è quella di produrre un romanzo realistico ma di rendere, anche con lo stile introspettivo del narratore, il senso dell'illusione. I personaggi in continua trasformazione vivono sul confine tra la pazzia e l'annullamento che li allontana dalla realtà, rendendola sempre più illusoria.

Gianni : molto significativa la frase di Chateaubriand: ”L'uomo non ha una sola e identica vita, ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria”. Il libro non mi è piaciuto, noioso, tirato per i capelli.
Nonostante ciò ho trovato interessante la parte riguante la struttura dei film muti. I registi avevano inventato una sintassi dell'occhio e una grammatica della cinesi pura. Il loro era un pensiero tradotto in azione.
Il libro esprime bene i concetti contenuti nella frase di Chateaubriand: “Tutti i miei giorni sono degli addii, si muore ad ogni momento per un tempo, una cosa, una persona che non si rivedrà mai più”.Gli spunti del libro sono interessanti. Ho disprezzato molto David, quando da ubriaco alla festa, ha avuto una reazione esageratamente aggressiva e non giustificata neppure dalla sua condizione. 

Patrizia: anch'io l'ho trovato noioso. La storia non mi ha colpito. Mi è piaciuto il momento in cui David, depresso e disperato a seguito della tragica morte di moglie e figli, guardando una scenetta del film di Hector si ritrova suo malgrado a sorridere. Infatti come dice l'autore è proprio vero che: “La vita è una morte a ripetizione ma può cambiare anche in meglio”. Mi ha stupito l'esigenza di Hector distruggere le proprie opere che per un artista è un controsenso.
La figura di Frieda è molto enigmatica. David, ripensando a come si sono svolti i fatti nel ranch di Hector, prima e dopo la morte di quest'ultimo, comprende che Frieda potrebbe aver accellerato la morte del marito per impedirgli di cambiare idea circa la distruzione dei suoi film e che Alma, avendo avuto accesso agli stessi per scrivere la biografia, potrebbe averli messi in salvo.

Fiore: mi piace la forma letteraria, è un libro interessante.

Marco: il destino è quello che è. David si sente in colpa perchè aveva insistito per portare moglie e figli in aeroporto a prendere un aereo che avrebbe dovuto essere più sicuro e che poi è precipitato. Aveva cercato di fare la cosa migliore ma poi il destino ci ha messo lo zampino. Il libro mi è piaciuto tutto anche la fine.

mercoledì 16 dicembre 2015

La sovrana lettrice di Alan Bennet

Ci siamo incontrati
Mercoledì 16 dicembre 2015
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de

La sovrana lettrice di Alan Bennett
 Adelphi edizioni

Trama: A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d'Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage, sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori lo scoprirà solo chi arriverà all'ultima pagina, anzi all'ultima riga.

mercoledì 25 novembre 2015

Il prete bello di Goffredo Parise

Ci siamo incontrati
Mercoledì 25 novembre 2015
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de

Il prete bello di Goffredo Parise 
varie edizioni



"Nel 1953 Goffredo Parise si trasferisce a Milano, dove ha trovato lavoro presso un grande editore. Ha pubblicato due romanzi che pochi conoscono - "Il ragazzo morto e le comete" e "La grande vacanza" - e ha il vago desiderio di scriverne un terzo che diverta e commuova "tanto da cacciare il freddo e la solitudine": un romanzo "con molti personaggi allegri", ma soprattutto "estivo". Uscito nel maggio del 1954, "Il prete bello" riscuoterà un clamoroso successo. E rileggendolo oggi ci accorgiamo che il suo segreto sta tutto in quella genesi: nella festosa eccentricità dei personaggi che popolano un labirintico e fiabesco caseggiato nella Vicenza del 1940, e di colui che saprà stregarli tutti: don Gastone, il "prete bello". Personaggi quali la ricca signorina Immacolata; le Walenska, madre e figlia, che si scaldano ingrandendo con una enorme lente l'unico raggio di sole che penetra nella loro stanza; il cav. Esposito, che tiene sotto chiave le cinque figlie concupiscenti; Fedora, la cui rigogliosa natura si spande dagli occhi e da tutto il corpo; e la cenciosa banda di ragazzi truffaldini e sentimentali che nei vicoli e sotto i portici cercano ogni giorno di sopravvivere. In tutti loro, nelle vene e nel sangue, l'atletico, elegante, vanesio don Gastone si infiltra come una passione oscura, violenta ma capace di dare improvvisamente vita - e come nel "Ragazzo morto e le comete" ci troviamo di fronte a "una sostanza poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti"." (Eugenio Montale)