"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

giovedì 26 aprile 2018

Gli invisibili di Nanni Balestrini

Ci incontreremo


Mercoledì 16 maggio 2018
 alle ore 20.30



  nella sede della biblioteca

per confrontarci sulla lettura del libro

Gli invisibili di Nanni Balestrini 

Trama: "Gli invisibili", una delle opere più note di Nanni Balestrini, ripercorre l'insurrezione del 1977, una rivoluzione della vita quotidiana, con il rifiuto del lavoro, l'occupazione delle case, lo sciopero selvaggio. Lo fa attraverso la voce di Sergio, che vediamo correre per le strade davanti ai celerini schierati, tirare qualche molotov, partecipare alle assemblee. E poi incarcerato, testimone della feroce vita nelle galere, della clamorosa rivolta di Trani. Sergio è il "movimento", quello più spontaneo e istintivo che, dieci anni dopo i fatti (il romanzo è stato pubblicato nel 1987), Balestrini racconta con la sua prosa scandita nella quale ricerca stilistica e sperimentazione letteraria raggiungono la piena maturità. Sergio, soprattutto, è uno dei tanti "invisibili" cui l'autore offre la sua scrittura, per raccontare, come scrive Rossana Rossanda, la "crudele educazione sentimentale di un ragazzo degli anni Settanta" e insieme una pagina cancellata della nostra storia.

mercoledì 4 aprile 2018

'14 di Jean Echenoz - Rifiuti di trincea di Mauro Pennacchio

Cisiamo incontrati
Mercoledì 18 aprile alle ore 20.30
 nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura dei libri
Rifiuti di trincea di Mauro Pennacchio
 edizioni La Quadra 
  '14 di Jean Echenoz 
Edizioni Adelphi

lunedì 12 marzo 2018

Rifiuti di Trincea di Mauro Pennacchio



La follia e la guerra, meglio: la follia della guerra.  Il protagonista compie un viaggio che lo porta sul fronte del Carso, laddove incontra l’insensatezza della guerra che lo ingoia. Diventa uno “scemo di guerra”. Dentro di sé cova immagini che lo devastano. Come altre migliaia di soldati durante il primo conflitto mondiale percorre le vie predisposte per le vittime di turbe mentali e approda ad un manicomio. Accanto al racconto delle vicende del protagonista si trova un coro di narranti. Dieci testimonianze tratte dalle cartelle cliniche, di altrettanti scemi di guerra a costruire un racconto corale e dolente. Nell’anniversario di quella immane tragedia collettiva che fu la prima guerra mondiale, questo testo rappresenta una straordinaria testimonianza di memoria degli “ultimi” dei “vinti” prima ancora di perdere la guerra.

Mauro Pennacchio: È stato docente di Storia e Filosofia nei Licei. Si interessa di storia sociale e religiosa, le sue ricerche sono state oggetto di varie pubblicazioni. Con LA QUADRA ha altresì  pubblicato “Sono nata il 1° maggio”.
Brani tratti dal suo libro “Rifiuti di  trincea” sono stati letti nell’estate del 2017 da Vittorio Sgarbi a Pontedilegno, non lontano dalle trincee dell’Adamello dove nella Prima guerra mondiale si è combattè.

Valentina  Soster  attrice e cantautrice bresciana. Ha esordito in campo musicale con l’album «A un giorno qualunque», del 2008, cui nel 2013 ha fatto seguito «Resistenti Incanti», realizzato in collaborazione con l’Anpi di Brescia. E’ del 2015 «Sarebbe meglio andarsene in tempo», che la porta in finale al Premio Tenco.  Nel  2016 ha pubblicato l’Album: «Forse siamo in tempo per essere felici».

Cati  Cristini e Antonio Burlotti  sono esperti  lettori, molto noti  prevalentemente  nell’area del  Sebino  e della Valle Camonica  per le loro  numerose performance e per il loro impegno nella promozione culturale.

Luigi Di Paolo docente, castelmellese conosciuto in paese per i suoi contributi in ambito educativo e culturale (Associazione Mondo bambino e Consulta Cultura).


mercoledì 28 febbraio 2018

Saggio sulla lucidità di José Saramago


Trama: Nella capitale di un paese non meglio identificato tutta la popolazione vota scheda bianca alle elezioni. Al secondo tentativo le schede bianche aumentano. Il governo sospetta una cospirazione e mette sotto assedio la città, tutti gli organismi istituzionali vengono trasferiti, la città viene abbandonata a se stessa. In questa situazione, la gente sviluppa una solidarietà spontanea e reinventa una nuova gestione delle cosa pubblica. Si cercano i capi della cospirazione, viene individuata una donna, la stessa protagonista di Cecità, sulle cui tracce viene inviato un agente segreto. L'uomo si rende conto che la donna non ha alcuna colpa e che serve solo da capro espiatorio, mentre tra loro si stabilisce un forte legame. Il loro destino però è già segnato. 

È regola invariabile del potere che, le teste, è sempre meglio tagliarle prima che comincino a pensare, dopo può essere troppo tardi.

Il confronto: 
L. : la scelta si confà a questo periodo pre-elettorale. Saramago ha un modo di scrivere particolare e si fa un po' fatica a seguire i dialoghi. Non attribuisce i nomi alle persone ma li definisce con le cariche occupate. Alcuni personaggi sono tratti dal suo romanzo Cecità. Il colore che caratterizza entrambi romanzi è il bianco. I ciechi vedevano tutto bianco, le schede in questa storia sono bianche e gli elettori vengono chiamati i biancosi. Nella capitale di un fantomatico stato l'85% della popolazione vota scheda bianca, che significa: esercito il mio diritto al voto ma non scelgo. Tale scelta provoca preoccupazione all’interno dei poteri costituiti, che la ritengono frutto di un complotto con una precisa regia. Saramago descrive le lotte interne del potere, il quale, per poter sopravvivere, esige che le gerarchie vengano rispettate. I governanti in disaccordo tra loro fanno fatica a prendere decisioni repentine: ci sono voluti 4 giorni per decidere di inviare i volantini dal cielo,  e nell'attesa il tempo cambia e incomincia a piovere. Saramago servendosi di questi episodi sbeffeggia il potere costituito. I ministri dello sport e della cultura, guarda caso quelli che solitamente sono quelli meno considerati, avevano le idee più chiare di tutti. L'elettorato dei “non biancosi” dopo l'attentato nella metropolitana decide di partire e uscire dalla capitale. Inizialmente i ministri sono contenti di questa scelta. Ma quando il primo ministro ipotizza che fra questi ci potrebbero essere anche dei biancosi capaci di inquinare con le loro idee le altre città, convincono i fuggitivi, facendo leva sulla paura, a rientrare nelle loro case per evitare saccheggiamenti. In realtà nessuna devastazione stava accadendo e i biancosi stessi in tutta tranquillità li aiutano a risistemare le loro cose. Il potere deve trovare un capro espiatorio e non si mette mai in discussione.

F. : mi è piaciuto molto. Meno lo stile della scrittura, anche per il fatto che le persone non abbiano un nome proprio e perché si può pensare che tutto quanto narrato sia accaduto ovunque. Non mi aspettavo che il governo abbandonasse la capitale. Pensavo che i cittadini si sarebbero organizzati da soli. Mi ha molto colpito l'arroganza e la caparbietà del governo per il quale la colpa è dei cittadini.

O. : il governo è cattivo, non riconosce mai le proprie colpe, e le scarica sul popolo che accetta tutto passivamente.

L. F.: per mantenere una coerenza alla storia è giusto così. Avrei evitato di metterci l'attentato in metropolitana. Molte stragi sono state create a tavolino.

M.T.: La prima parte è molto pesante: le modalità della scrittura richiamano lo stile proprio della burocrazia. A differenza di quanto il titolo potrebbe indurre a pensare la storia racconta della mancanza di lucidità da parte dei politici, i quali parlano di democrazia ma in realtà prendono decisioni unilaterali e autoritarie. Chiudendo la città in un ghetto i politici pensavano sarebbe accaduto il caos ed il popolo, pentito, avrebbe chiesto il loro intervento. Invece la vita nella cittadina continuava a svolgersi in modo ordinato. Emblematiche le figure dei tre poliziotti che partono per una missione pensando che i loro capi abbiano delle idee mentre invece si accorgono di essere mandati allo sbaraglio., E’ interessante anche il fatto che i tre quarti dei giornalisti sono al seguito del potere.

C.: esiste una contrapposizione fra cecità e lucidità. In realtà la cecità riguarda non solo la perdita fisica della vista ma anche la cecità mentale. La cecità vera è quella del potere e la lucidità è quella del popolo. Il popolo nella scelta di votare scheda bianca, ma non solo, non è stato diretto da nessuno. Si è trattato di un comune sentire, che ha mosso tutti all’unisono, senza accordi e consultazioni reciproche. Questo comportamento deriva forse dalla consapevolezza dell'essere stati ciechi e di non aver dimenticato la drammatica esperienza vissuta, che il potere altresì cercava di cancellare. La memoria della tragedia ha consentito al popolo di avere delle prospettive comuni e delle regole che nascono spontaneamente e che vengono seguite per necessità e senza obblighi di sorta. E' bella la figura del sindaco, perchè è restato comunque vicino alla sua gente.

M. F. : da l'idea della sceneggiatura di un film.

P.: sembra che Saramago voglia farti diventare attivo, entrare nel gioco. Le figure femminili sono sempre belle in entrambe i romanzi.

C. : il modo di scrivere, con periodi molto lunghi senza punteggiatura o con punteggiatura messa in modo casuale, mi ha richiamato un’esperienza vissuta in ambito musicale con l’ascolto del il jazz . All’inizio facevo fatica poi a forza di ascoltarlo mi sono resa conto di cominciare a comprenderlo e ad apprezzarlo. Il libro è permeato comunque da una sottile ironia.

G.: non sono riuscita a leggere più di 70 pagine. Mi ha fatto pensare che la democrazia permette di comandare solo a chi deve comandare. Mi ha ricordato il “Grande Fratello” del romanzo di Orwell. I politici preparano i loro trabocchetti ma i cittadini non ci cascano perchè sono più evoluti.
  
M. R.: ricompare la donna, la moglie del medico, protagonista di Cecità: poiché era l'unica ad avere conservato la vista, conducendo alla salvezza un gruppo di sette persone, e avendo anche compiuto un omicidio, su di lei cadono i maggiori sospetti del complotto. Sottoposta alla macchina della verità, per dimostrare che il risultato non è attendibile, riesce a convincere il militare a sottoporsi anch'egli a tale test. Il primo ministro che ha preso su di se le funzioni di quasi tutti gli altri ministri introduce un regime totalitario.


M.: Egli deve trovare un colpevole qualsiasi esso sia. Per questo istituisce un pool di persone, tra cui appunto il commissario, per condurre indagini sui sopravvissuti alla cecità, i quali comprendo l'assenza di responsabilità di questi ultimi, diventano invece solidali con loro. Il commissario, la moglie del medico e anche il suo cane (il famoso cane delle lacrime) verranno tutti uccisi dall'uomo con la cravatta blu a pallini bianchi, emissario del potere.

G. : c'è una bella frase del commissario tratta da un libro di cui non ricordo il titolo: “nasciamo, e in quel momento è come se firmassimo un patto per tutta la vita, ma può arrivare il giorno in cui ci domandiamo Chi l'ha firmato per me, Veramente, sono belle parole, che fanno pensare”.

P. : ho trovato ostico il linguaggio utilizzato. L’ambientazione mi è parsa la scenografia di un teatro, scarna senza descrizioni, con una scrivania che poteva andar bene per diverse scene. Esiste continuamente una dicotomia fra il braccio e la mente. Ho colto lo scollamento fra la mente pensante e chi ha eseguito.

M. F.: il contrario di democrazia è autoritarismo. Accettare la situazione così passivamente non è confacente ad una cittadinanza sana.

L. : la retorica del potere descritta in questo libro è eccezionale.

C.: mi ha ricordato, pur con le dovute differenze, il libro di Calvino “La giornata di uno scrutatore”.

Articolo Compleanno Gruppo di lettura


martedì 30 gennaio 2018

Il ponte sulla Drina di Ivo Andric

Trama: Alla confluenza di due mondi quello cristiano e quello musulmano sorge Visegrad, in Bosnia, da sempre città di incontro fra diverse razze, religioni e culture. Ed è qui che nel Cinquecento il visir Mehmed-pascià fece erigere un ponte, diventato un simbolo dell'oppressione perché costruito grazie alla fatica e ai sacrifici di molti cristiani, ma anche una testimonianza della fusione di due diversi mondi. Il ponte è il centro del romanzo di Andric: un grande affresco che va dal Cinquecento alla Prima guerra mondiale e che ha per sfondo una Bosnia romantica, con le sue complesse vicende storiche ma anche con i drammi quotidiani degli uomini che vi abitano. Andric si conferma interprete e commosso cantore di questa terra tormentata.  
 

« Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le costruzioni (…). Diventano tutti uno solo e tutti degni della nostra attenzione, perché indicano il posto dove l’uomo ha incontrato l’ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto, secondo le sue concezioni, il suo gusto e le condizioni circostanti (…)» ,  Ivo Andrić


Il confronto
Maddalena: non è certo un libro facile anche perchè ogni personaggio, pur avendo una storia individuale molto ben raccontata, è sviluppato in modo complesso. Mi sono rimasti impressi il visir Sokollu Mehmed Pasha e il suo consigliere Abidaga. Il visir, figura positiva, che ha avuto l'idea di costruire un ponte per unire le due sponde del fiume. Abidaga, invece personaggio negativo, brutale supervisore alla costruzione del ponte che, con profonda crudeltà,  ha esortato il boia a tenere in vita il più possibile, tra atroci sofferenze, un uomo impalato . E' un libro impegnativo, con molti contenuti, molto profondo.



L.: il ponte rappresenta l’unione tra Oriente e Occidente e  tra le varie etnie,  ed è testimone dei vari passaggi epocali. Le porte sono zone d'incontro, dove si fanno affari e si prendono decisioni. In alcuni periodi storici, per esempio quando scoppia la rivolta serba, il loro accesso viene interdetto. In Visegrad esiste la solidarietà: le tre religioni, islam, cattolica ortodossa ed ebrea, che convivono e si aiutano nelle difficoltà. Tra i primi episodi narrati vi è il rapimento dei ragazzi bosniaci, sottratti alle famiglie dagli ottomani per essere convertiti all'islam ed essere utilizzati come giannizzeri. Tra questi spicca la figura di un bambino di dieci anni che subisce la dura sorte del rapimento ma. nonostante ciò, diventerà il visir Sokollu Mehmed Pasha e verrà ricordato per aver fatto costruire il ponte.

Lotika è un personaggio importante, conduce una locanda ed  è capace di curare i suoi clienti. Brava negli affari, rimasta vedova, legge al marito, sulla sua tomba, le quotazioni in borsa. Instancabile lavoratrice, con il guadagno mantiene i suoi parenti ebrei in galizia Nessuno di loro farà la carriera da lei sperata. Un nipote si darà perfino alla politica facendola mormorare: “Non è abbastanza che siamo ebrei ora siamo anche socialisti!.”

Andric è bravo a raccontare la storia dei Balcani e descrive molto bene i personaggi e la loro evoluzione.

M.T.: mi ha colpito il periodo più recente in cui il Paese non si sottrae ai cambiamenti in corso e gli studenti si incontrano sul ponte per discutere di processi in atto. Nel passato più lontano ho trovato significativo, dal punto di vista della convivenza, l’incontro delle quattro autorità del paese (il sindaco, il pope, il rabbino e l'imam) che si riuniscono per discutere della venuta degli austriaci.

F.: lo scrittore ha avuto un'idea geniale: è riuscito a raccontare 400 anni di storia tenendo come riferimento il ponte.

M. F.  la solidarietà fra le religioni non viene mai meno soprattutto nei momenti di difficoltà.

Patrizia: un libro scritto in maniera meravigliosa. Con grande ricchezza di vocaboli racconta la Storia e poi le storie della gente. Mi ha ricordato il romanzo “I fuochi del Basento”, per l’ambientazione popolare ed alcune vicende, e “Siddartha”, per la presenza del fiume come metafora della vita che scorre.
Ho pensato all'impatto che l’istruzione può avere su una comunità ristretta: quando il popolo acquisisce la conoscenza inizia ad occuparsi di politica e nascono sentimenti nazionalisti.

C.: ho sentito in questi giorni alla televisione un’intervista alla docente di  filosofia Laura Boella che ha da poco pubblicato un libro sul concetto di empatia. Ho ricondotto il suo pensiero a questo romanzo, nel quale l’empatia, intesa come il sentire all’unisono, è molto presente. In una comunità multietnica come Visegrad persone di differente cultura e religione avvertivano le  medesime necessità e di fronte alle difficoltà comuni erano in grado di  prendere decisioni che diventavano risolutive. L’empatia è invece quello che manca talvolta alla politica, che non ha la capacità di sentire i bisogni della gente in quanto propri bisogni e quindi di farsene carico.
Nella tragedia di questo popolo ci sono dei momenti in cui è comunque il bene a prevalere. L'umorismo è la chiave per affrontare le difficoltà. Il modus vivendi della comunità di Visegrad, basato sull’immobilismo, la lentezza, la ripetitività è una garanzia per la soluzione dei problemi, piccoli e grandi. Il quotidiano è l’unico tempo esistente, il passato è lontano e non vi è  anticipazione del futuro. Infatti le avvisaglie sull'arrivo degli austriaci o degli ottomani non sono state prese in considerazione e  la vita ha continuato come sempre, fino a quando l’invasione non si è presentata.

G.: mi è piaciuto il clima che si respira. Visegrad è una cittadina abitata da persone semplici, pacifiche, chiuse nel loro microcosmo. Il male arriva, ma sempre da fuori, anche se c'erano dei rancori all’interno. Mi ha ricordato il libro “Cent'anni di solitudine”.

M.R.: tutto il libro è la storia del ponte di Visegrad: questa comunità cresce con il ponte, tutto viene da fuori, gli ottomani, i serbi e poi gli austriaci e non cambia niente fino alla modernità. Quando le autorità vanno a parlare con il generale austriaco questi si comporta da arrogante,  passando dalla porta con l’esercito senza considerare in alcun modo i rappresentanti del popolo, sopraggiunti ad accoglierlo.
Quando è arrivata la grande alluvione non hanno drammatizzato, erano angosciati ma cercavano di contenere le loro paure.