"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

martedì 12 settembre 2017

Rosso come una sposa di Anilda Ibrahimi

 Ci incontriamo
Giovedì 14  settembre 2017
 alle ore 20.30


 nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro
Rosso come una sposa
di Anilda Ibrahimi 
EINAUDI



 Trama: L'Albania del primo Novecento è un luogo misterioso, magico e caotico. Un luogo dove gli opposti convivono da sempre: cristianesimo e islam, tradizioni risalenti all'Impero bizantino come all'Impero ottomano. Ed è anche, e soprattutto, una società fortemente matriarcale, in cui per il potere che si acquisisce diventando suocere le donne passano la vita aspettando con gioia d'invecchiare.
Meliha è una figlia di questo mondo, una donna forte, capace di seguire i vivi e i morti con lo stesso trasporto: è lei il cuore della famiglia Buronja, all'inizio di questa storia.
Ma il vero perno della famiglia e del romanzo diventerà ben presto sua figlia Saba.
Appena quindicenne, Saba è costretta a sposare Omer, un uomo maturo che lei non ama, già vedovo di sua sorella e legato ai Buronja da un debito di sangue. Ma la aspettano ben altre prove, che Saba crescendo - e conquistandoci pagina dopo pagina - attraverserà con disperata energia: i tanti figli, la guerra, lo sterminio dei fratelli, fino alla transizione a una nuova e per lei più felice dimensione di vita: il comunismo. È attraverso le tante vicende che gravitano intorno a Saba e al suo mondo - dai piccoli infiniti rivoli di vita ai grandi rivolgimenti politici che entrano nella quotidianità più intima degli individui e si fanno storie - che il romanzo assume un tono epico indimenticabile, per forza e naturalezza.
Saba è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona davvero, che balza dalla carta per farsi vivo, vicino e caro.
Sarà la giovane Dora, figlia della più recente modernità, a raccogliere - saltando una generazione: la generazione del silenzio incarnata da Klementina - l'eredità di nonna Saba, convertendo l'epica in racconto, trasmettendo e rigenerando, con la disinvoltura e la vitalità della gioventù, la memoria di quel mondo ancestrale che non le è mai appartenuto eppure è fino in fondo suo. Lei, sopravvissuta allo sradicamento, è l'erede: perché in una comunità dispersa attraverso la fuga si libera davvero qualcosa, forse la possibilità stessa del dire, in quello spazio muto tra memoria e creazione.

«Nonna Saba faceva il giro del quartiere per farsi leggere i fondi di caffè. Era come un'ecografia: lei prendeva il caffè, girava bene la tazza, metteva giù, ed ecco: più cresceva la pancia di mia madre più sporgeva il mio sesso dai fondi della tazzina.
Mamma portava la pancia e lei portava i fondi di caffè. Erano quasi pari, loro due».

martedì 13 giugno 2017

La vita davanti a sè di Romain Gary

Ci siamo incontrati

Martedì 13 giugno 2017
 alle ore 20.30




 nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura del libro

  La vita davanti a sé
di Romain Gary
NERI POZZA

Trama: Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendôme a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo.
Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: «Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove». L'anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l'attrice americana, l'adolescente triste di Bonjour tristesse, era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui.
Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d'Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l'inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent'anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. «Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell'immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas).
È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l'esistenza è vista e raccontata con l'innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».

mercoledì 10 maggio 2017

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

  Ci siamo incontrati
MERCOLEDI' 10 maggio 2017
 alle ore 20.30

 nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro

Il Maestro e Margherita
di Michail Bulgakov
Einaudi
Trama: Woland, incarnazione di Satana, capita nella Mosca degli anni '20. Con interventi magici sconvolge l'ambiente teatrale e letterario, smascherando soprusi e favoritismi. Aiuta soprattutto il Maestro, scrittore vittima della censura per un romanzo su Pilato (di cui vengono riportati nella narrazione alcuni capitoli, quelli relativi alla condanna a morte di Cristo). Rinchiuso in manicomio, come indesiderabile, viene liberato grazie all'intervento di Margherita, la donna da lui amata, che accetta di diventare strega e per una notte guidare il gran sabba di Satana.

venerdì 31 marzo 2017

Cronaca di un disamore di Ivan Cotroneo

  Ci siamo incontrati


MERCOLEDI' 5 aprile 2017
 alle ore 20.30

 nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro

Cronaca di un disamore
di Ivan Cotroneo
Edizioni Bompiani


Trama: Luca e Maurizio sono stati insieme per quattro mesi. Quando comincia il romanzo, la loro separazione è già avvenuta e Luca, un giovane uomo di 35 anni, scrittore per la televisione, cerca di riprendere la sua vita normale. Ma il ricordo di quello che è stato e soprattutto il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere gli impediscono di ricominciare a vivere. Mentre si snodano faticosamente i giorni dell'abbandono, Marco percorre a ritroso le tappe della sua storia d'amore, la gioia dell'innamoramento, la terribile paura di lasciarsi andare, la lacerante separazione. Comincia così un pellegrinaggio in una città deserta e sorda a tutto, un percorso di elaborazione e rinascita, che si conclude là dove era cominciato, nel momento cristallizzato del primo incontro, in quel giorno dove tutto, anche la felicità, sembrava ancora possibile.

venerdì 17 febbraio 2017

Pastorale americana di Philip Roth

                                  Ci incontreremo 
anzichè MERCOLEDI' 1 MARZO,
 come stabilito in precedenza, 

 Mercoledì 8 Marzo 2017


 alle ore 20,30
 nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro

Pastorale americana 
di Philip Roth 
Einaudi


Trama (da IBS): Seymour Levov è alto, biondo e atletico. Malgrado sia di origine ebraica al liceo lo chiamano "lo Svedese". Negli anni '50 sposa miss New Jersey, avviandosi ad una vita di lavoro nella fabbrica del padre. Nella sua splendida villa cresce Merry, la figlia cagionevole e balbuziente. Finché arriva il giorno in cui le contraddizioni del paese raggiungono la soglia del suo rifugio, devastandola. La guerra del Vietnam è al culmine. Merry sta terminando la scuola e ha l'obiettivo di "portare la guerra in casa". Letteralmente. 
 «Pastorale americana è un romanzo di quattrocento pagine che finisce con un punto interrogativo. Questo è ciò che lo rende grande». 
«The New Yorker»
«Il libro piú bello degli ultimi dieci anni della letteratura americana».
Alessandro Baricco 

martedì 31 gennaio 2017

Il giocatore invisibile di Giuseppe Pontiggia

Ci siamo incontrati

 Martedì 31 gennaio 2017
 alle ore 20,30
 nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro
  Il giocatore invisibile 
 di Giuseppe Pontiggia
A. Mondadori


Trama: Dalle pagine di una rivista di filologia classica un anonimo attacca un professore all'apice della sua carriera. Il motivo occasionale è l'etimologia inesatta di una parola, ma le ragioni profonde di quell'attacco sono invidie, amori, rivalità, gelosie. Nella ricerca del nemico misterioso crolla la maschera di falsità, il castello di certezze culturali ed esistenziali del professore, sfidato in una partita impari con quel giocatore invisibile" che rappresenta il destino di ognuno di noi.

mercoledì 30 novembre 2016

La notte di Lisbona di Erich Maria Remarque

Trama:  È il 1942 a Lisbona. Un uomo osserva attentamente una nave ancorata nel Tago, poco distante dalla banchina. Al vivo bagliore delle lampadine scoperte, sull'imbarcazione si sbrigano le operazioni di carico. Si stivano carichi di carne, pesce, conserve, pane e legumi. Come tutti i piroscafi che, in quei tumultuosi giorni del 1942, lasciano l'Europa per l'America, la nave sembra un'arca ai tempi del diluvio. Un'arca incaricata di porre in salvo una gran folla di disperati, di profughi inseguiti dalle acque fetide del nazismo che hanno inondato da un pezzo Germania e Austria, e già sommerso Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen, Oslo e Parigi. Anche l'uomo che la contempla è un profugo, senza alcuna speranza, però, di raggiungere New York, la terra promessa. Da mesi i posti sulla nave sono esauriti e, oltre al permesso di entrata in America, all'uomo mancano anche i trecento dollari del viaggio. Sarebbe certamente destinato a perdersi e dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d'entrata e d'uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d'internamento, della burocrazia e della solitudine, se la sorte non venisse in suo aiuto. Un uomo, che non ha l'aria di un poliziotto, lo approccia e in tedesco gli dice di avere due biglietti per la nave ancorata nel Tago. Due biglietti che non gli servono più e che è disposto a cedere gratis a una sola condizione: che il futuro possessore non lo lasci solo quella notte e sia disposto ad ascoltare la sua storia... 


Il confronto:

Patrizia: Mi è piaciuto moltissimo. Alla fine la definirei una storia d'amore che ha, tuttavia, uno scenario sfavorevole, infausto. È la storia disperata di un uomo in fuga, in cerca della libertà, che ha vissuto, e sta ancora vivendo, il dramma della persecuzione, non descritta tuttavia in modo brutale,  tant’è che non fa impressione. E’ una storia d’amore: Schwarz, il protagonista, trova la via della libertà ma decide di ritornare ad Osnabrück, il suo paese, per cercare la moglie. Inizialmente il suo ritorno non sembra mosso da una grande passione quanto più dall’impulso di colmare un vuoto. Infatti, quando la rivede la moglie Helen si rende conto con grande sorpresa di quanto lei sia diversa da come lui la ricordava: la donna anticonformista, decide di ribellarsi alla sua famiglia e di seguirlo nella fuga. Quando però sono vicini al raggiungimento dell’agognata meta, il destino dispone a modo suo. L’autore è molto bravo a creare suspense,  utilizzando anche vari livelli di narrazione che egli gestisce veramente bene.
I fenomeni storici di cui si parla sono legati a scelte ideologiche. Cinquanta milioni di tedeschi che pensavano di esportare il loro modello di pace!

Lidia.: Mi è piaciuta molto anche la figura di Helen che sa sempre trovare il modo per non far scoprire a Schwarz la sua malattia.

Maddalena: Mi è piaciuto l'inizio. Sono descritte due figure d'uomo: la prima ormai morta dentro e l'altra incredula di poter ancora sperare nel futuro. L'amore fra Helen e Schwarz è così pacato, intenso, un sentimento che non ha bisogno di parole. Si tratta di una storia di amore vero e profondo. Noi tutti vorremmo lasciare una traccia della nostra vita sulla terra e lui sente il bisogno di raccontare la sua storia perché questa venga ricordata, anche da una persona sconosciuta. È un romanzo pieno di riflessioni.

Roberta: Il loro matrimonio, prima della fuga non sembrava ricco d'amore. Il protagonista ritorna dalla moglie per trovare sé stesso. Ritorna  non per amore ma per bisogno d'amore, perché stanco sia dalla sua vita da fuggitivo che dalla sua solitudine. Mi ha colpita molto apprendere delle vicissitudini di coloro che scappano dal loro paese perché perseguitati. Gli stessi scoprono, poi, che le stesse discriminazioni valgono negli altri paesi europei e non riescono a trovare conforto da nessuna parte. Il tema del resto è molto attuale. La condizione di fuga e di disperazione è la stessa a cui sono costretti le persone che sui barconi fuggono dall’ Africa, a causa della guerra e della povertà, e stanziano disperati alle frontiere in cerca di una via di salvezza.

Maura: Sembra che nelle parole del protagonista Schwarz, usate per raccontare la sua storia, ci sia felicità, nonostante le difficoltà affrontate. La sua immagine risulta più triste nel momento in cui egli la sta vivendo. Il desiderio di raccontare la propria storia ad uno sconosciuto nasce sia dal bisogno di cristallizzare il ricordo e non lasciarlo disperdere, ma anche per non permettere alla propria psiche, col passare del tempo,  di modificare i fatti. Agendo in questo modo, egli è certo che il suo interlocutore non incapperà in questo tranello.

Nadia: mi ha colpito questa frase: “Lei sa che il tempo è un annacquato lungo infuso di morte, il quale ci viene immesso lentamente come un veleno innocuo”

Marco: il fratello di Helen è una brutta figura, è un nazista. Egli fa inseguire la sorella, forse, per non compromettersi con il regime. [Altri, nel gruppo, sostengono che egli la insegua perché è malata]. Siamo a Lisbona, Schwarz racconta la sua storia ad uno sconosciuto al quale regala i biglietti per l'America a patto che lo ascolti. Nella sua narrazione trapela il sentire tipico di Lisbona (dove c’è anche una via con questo nome) la “saudade”, termine che significa nostalgia, ricordo del nostro passato, tristezza e malinconia di perdere il futuro. Per quanto riguarda Helen, credo sia stata una donna molto forte, che amava il marito.

Cristina: Schwarz ritorna per trovare la propria identità in un posto dove i nazisti cercavano di perdere la propria. C’è un’inversione di ruoli fra vittime e carnefici, tra perseguitati e persecutori. Si tratta di un libro autobiografico: infatti l’autore è originario dello stesso paese da cui proviene Schwarz, ovvero, Osnabrück. Possiamo dire che l’autore si identifica con il suo protagonista. Ci costringe inoltre a riflettere sul  fenomeno dell'assuefazione: il popolo viene portato ad accettare gradatamente ogni privazione.  E’ la conseguenza della banalità del male, secondo la definizione che ci ha fornito Hannah Arendt. I prigionieri nei campi di concentramento per poter sopravvivere cercavano di rinunciare perfino all'essenziale, di ridurre al minimo i propri bisogni e di pensare il meno possibile. Erano disposti ad accettare ed a abituarsi a situazioni incredibili. Di Helen mi è piaciuto il suo desiderio di ricordare i pochi momenti vissuti con il marito nella normalità come, ad esempio, i giorni trascorsi nel castello, nei quali lei si è mostrata giocosa e spensierata. Schwarz era stato affascinato da questo suo aspetto: seducente e ridicola nel contempo. Ed è l'amore a renderla ridicola, ingenua come una bambina che non sa a cosa va incontro, soprattutto quando decide di seguirlo.

Luciano: mi ha colpito questa riflessione:”E' una ossessione del nostro tempo che con paura e isterismo segue le parole della propaganda, indifferente se vengono da destra o da sinistra purché tolgano alla folla la molestia fatica di pensare e di assumersi la responsabilità del sentirsi impegnata per ciò che si teme e che non si può evitare”. I regimi totalitari non sono nati dal nulla ma sono stati finanziati dalle grandi lobby.

Gianni: la situazione in Germania non era molto positiva: la pace di Versailles aveva minato molto la sua stabilità. Bisogna partire dalle parate tedesche di quegli anni, dai concerti. Cosa suonavano? Mozart e Beethoven per forza di cose. Chi non era d'accordo doveva spostarsi. Lisbona era una delle ultime oasi per ebrei e dissidenti. Ciò che mi è piaciuto è stato il bisogno di Schwarz di registrare la sua storia in un altro essere umano: il profugo incontrato sul molo in cerca disperata di un biglietto per l’America. Il beneficio dato dai biglietti che lui ha regalato al suo ascoltatore non è stato molto duraturo: infatti, dopo pochi anni dall'arrivo in America, l’interlocutore e la moglie divorziano.


Poesie lette:
“Ci sono donne” di Alda Merini
“Benvenuta donna mia” di Nazim Hikmet